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Nagorno-Karabakh: arriva la missione ONU.

Manifestazioni in Europa a sostegno del popolo armeno

 

Dopo giorni di paura e panico, l'esodo degli armeni è terminato e il corridoio di Lachin, che collega il Karabakh all'Armenia, è praticamente deserto, a parte qualche rara auto, come hanno raccontato i reporter dell'Afp durante una visita organizzata dalle autorità azere.

La maggioranza della popolazione armena locale ha lasciato l'enclave dopo la sua riconquista da parte di Baku.


Nel Nagorno-Karabakh è arrivata la missione Onu annunciata nei giorni scorsi: è la prima volta in trenta anni. La maggioranza della popolazione armena locale ha lasciato l'enclave dopo la sua riconquista da parte di Baku. Il portavoce della presidenza azera ha detto che la missione delle Nazioni Unite ha "il compito principale di valutare i bisogni umanitari sul posto".


La missione ha visitato un posto di controllo al confine tra il Nagorno-Karabakh e l'Armenia, ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri azero. Il gruppo, guidato da Vladanka Andreeva, coordinatrice residente delle Nazioni Unite in Azerbaigian, dovrebbe tenere una conferenza stampa lunedì. Nel weekend, intanto, migliaia di persone, cittadini armeni e residenti in Belgio, cui si sono aggiunti cittadini francesi, olandesi e tedeschi, sono scesi in piazza a Bruxelles per protestare contro l'operazione militare azera in Nagorno Karabakh e chiedere un maggior

interessamento dell’Unione europea sulla crisi in atto.

La protesta si è tenuta a Schuman, nel cuore del quartiere europeo e, secondo le stime diffuse dagli organizzatori, alla manifestazione avrebbero partecipato oltre diecimila persone.


La manifestazione, promossa per sostenere un maggior coinvolgimento delle Istituzioni europee nel conflitto in Nagorno Karabakh, ha visto la presenza di diversi cartelli contro l'Occidente, l'Europa, e il «barbaro Azerbaigian». Secondo i promotori non è “tollerabile vedere cancellati millenni di storia armena” nell’area oggi sotto il controllo azero e stigmatizzano il comportamento dell’UE a loro dire “prono a logiche economiche” legato al gas dell’Azerbaigian.



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