Lombardia, bancomat d’Italia

Aggiornamento: 10 mag 2021

Cos’è il residuo fiscale e perché parliamo di autonomia

 

Autonomia e residuo fiscale. Perché questi due temi ci stanno tanto a cuore e sono così strettamente correlati?

Iniziamo da una domanda banale: quante sono le regioni italiane? Venti. Bene.

Di queste venti regioni, quante sono a Statuto speciale? Cinque: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna.

Prossima domanda. Cosa fa sì che queste regioni siano riconosciute “speciali” dalla Costituzione italiana?

Sono regioni a cui la Costituzione italiana ha concesso, oltre alla facoltà di legiferare e organizzarsi in modo più autonomo in diversi ambiti, anche il privilegio di trattenere sul proprio territorio una quota variabile che può arrivare addirittura al 110 per cento delle tasse pagate dai rispettivi cittadini.

Nello specifico, il Friuli-Venezia Giulia trattiene il 60 per cento dei tributi; la Sardegna si tiene il 70; la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige il 90; la Sicilia supera il 100 e secondo alcuni studi arriverebbe al 110 per cento. E le altre Regioni? E la nostra cara Lombardia?

E qui entra in gioco il concetto di residuo fiscale. Di cosa si tratta?

Il residuo fiscale è la differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura come alienazione di beni patrimoniali pubblici e riscossione di crediti) che le Pubbliche Amministrazioni (sia statali che locali) prelevano da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese in termini di servizi.

Secondo un accreditato studio della CGIA di Mestre, il residuo fiscale della Lombardia è pari a 53,9 miliardi di euro all’anno.

Detto in altri termini significa che tutti i cittadini lombardi, neonati compresi, ogni anno devolvono in “solidarietà” allo Stato circa 5.500€ a testa.

Salta immediatamente agli occhi l’iniquità e l’ingiustizia che lo Stato centrale esercita nei confronti della Lombardia. Essa, infatti, è la regione italiana che in percentuale trattiene il minore gettito, a fronte di altre realtà regionali dove il residuo fiscale è addirittura in negativo, ovvero la contropartita in servizi è superiore (di gran lunga) rispetto alle tasse prodotte.

A questo si aggiunge un altro dato molto significativo, ricavabile rispondendo a un paio di domande, ovvero: quanto pagano i cittadini per mantenere servizi e amministrazione pubblica in Lombardia? E ancora: quali sono le regioni che spendono meno e meglio le tasse? C’è una distanza siderale tra il governo lombardo e tutti gli altri esecutivi regionali nell’uso dei soldi dei contribuenti. Un esempio? Il costo pro capite del personale pubblico (19,8 euro in Lombardia, record nazionale di spesa minima, 177 euro in Molise, record di spesa massima, a fronte di una media nazionale di 43,9 euro).

E sono proprio questi numeri che danno valore dell’autonomia, al trattenere sul proprio territorio le risorse che in esso vengono prodotte.

Non siete ancora convinti? Ok.

Nel giugno del 2020, per rilanciare l’economia lombarda messa in ginocchio dalla crisi pandemica da Covid19, Regione Lombardia ha stanziato 3,5 miliardi di euro da immettere sul mercato.

Uno stanziamento clamoroso, senza precedenti nella storia dell’amministrazione pubblica di una regione. Purtroppo, però, questa mole di denaro ammonta a circa quindici volte meno rispetto a quanto ogni anno lo Stato si intasca.

Pensate cosa potremmo fare fossimo autonomi…


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