29 maggio - Festa della Lombardia

Oggi si celebra la Festa della Lombardia, la data che commemora il 29 Maggio del 1176 quando l'esercito dei comuni della Lega Lombarda — circa 15.000 uomini condotti dal console di Milano Guido da Landriano — sconfiggeva nella battaglia di Legnano l'esercito dell'imperatore Federico I Barbarossa. Ripercorriano insieme le fasi di quella celebre battaglia che fece grande il nome dei Lombardi.



IL CONTESTO Il Barbarossa, — che era calato in Italia non dal Brennero, bloccato dalla Lega Lombarda, ma attraverso i valichi presidiati dal Conte di Savoia Umberto III il Beato, suo alleato — dopo una campagna iniziata bene, aveva subito un grave scacco ad Alessandria, che non era capitolata nonostante un duro assedio. Era quindi riparato nella fedele Pavia, da poco saccheggiata dall'esercito della Lega, nella convinzione di poter trovare comunque un accordo con i ribelli. Durante le trattative l'Imperatore aveva pensato, a un certo punto, che l'intesa fosse vicina e aveva pertanto licenziato la maggior parte del suo esercito: le trattative però erano fallite e nel Maggio del 1175 gli eserciti si erano nuovamente approntati alla guerra.


I RINFORZI MANCATI Accortosi dell'errore compiuto nel privarsi anzitempo di parte delle sue forze, il Barbarossa era risalito con 1.000 cavalieri a Chiavenna, ove tra il Gennaio e il Febbraio del 1176 aveva incontrato il cugino Enrico il Leone e altri feudatari, chiedendo rinforzi per la prosecuzione della sua campagna d'Italia. Al diniego del cugino, Federico si era rivolto alla moglie, Beatrice di Borgogna, e ai vescovi di Colonia e Magdeburgo, che gli avrebbero inviato i richiesti rinforzi, anche se non nel numero che avrebbe ottenuto se il cugino lo avesse sostenuto. Il Barbarossa si era quindi spostato a Bellinzona per attendere le truppe, che però — al loro arrivo — si erano rivelate per numero di molto inferiori alle aspettative, trattandosi di soli 2.000 cavalieri. Con 3.000 uomini in tutto era quindi sceso lungo la sponda sinistra del Ticino, spostandosi verso l'Olona all'altezza di Legnano, al fine di raggiungere il prima possibile il resto del suo esercito a Pavia.


LO SCONTRO Presso Legnano, il Barbarossa era stato intercettato da metà dell'esercito della Lega Lombarda, che — ritenendo favorevoli le condizioni — aveva deciso di attaccare senza attendere altri quindicimila armati in arrivo, pur di agire prima che le forze del Barbarossa si riunissero.


LE FORZE IN CAMPO A dispetto della disparità numerica, l'entità dell'esercito tedesco era di tutto rispetto, essendo formato interamente da militari di professione: solo 3.000, ma esperti e preparati. L'esercito della Lega, invece, era costituito principalmente da milizia cittadina: uomini reclutati per la necessità. Dato l'elevato costo del destriero e dell'armatura, i militi a cavallo — che a Legnano erano circa 3.000 su 15.000 — avevano un'estrazione sociale elevata, mentre i fanti erano perlopiù contadini e cittadini provenienti dalle basse classi sociali.


LA SORPRESA DEL BARBAROSSA L'esercito della Lega, quindi, si era mosso da Milano, attestandosi a Legnano, sulla sponda destra dell'Olona, attendendo l'arrivo dell'esercito tedesco da Nord, da Castellanza. Quel giorno, invece, il Barbarossa — che aveva passato la notte precedente a Cairate — sorprese i lombardi giungendo da Ovest, da Borsano, obbligando le truppe comunali a resistere intorno al Carroccio con la strada di fuga sbarrata dall'Olona.


LA MOSSA DELLA CAVALLERIA MILANESE Un'avanguardia di 300 cavalieri tedeschi fu intercettata da 700 militi a cavallo lombardi in perlustrazione a circa tre miglia da Legnano: la cavalleria della Lega, in superiorità numerica, decise di attaccare, ma tosto giunse il Barbarossa, che caricò con il resto dell'esercito e sbaragliò rapidamente la cavalleria milanese, che decise di ritirarsi verso Milano, lasciando soli i fanti che erano a Legnano, a difesa del Carroccio.


LA DIFESA DEL CARROCCIO Il Barbarossa decise quindi di attaccare fino in fondo, puntando al Carroccio, che era difeso solo dalla fanteria e da un esiguo numero di milizie a cavallo. Disposti a semicerchio su tre o forse quattro o cinque schiere, lungo un fronte di meno di due miglia, i fanti della Lega rimasero saldi a difesa del loro Carroccio, con un muro di scudi e le lance protese: così schierati resistettero per ore e ore ai continui assalti dei cavalieri tedeschi, che riuscirono a sbaragliare solo le prime linee, non l'ultima a ridosso del simbolo stesso della Lega.


I RINFORZI LOMBARDI Nel frattempo, la cavalleria comunale in ritirata verso Milano aveva incontrato il resto dell'esercito lombardo in movimento verso Legnano: riunite così le forze, i lombardi si mossero per soccorrere le ultime schiere di fanti rimaste a difesa del Carroccio. Con un'abile manovra di aggiramento, attaccarono alle spalle i cavalieri tedeschi, già stanche per i numerosi assalti compiuti. Con l'arrivo dei rinforzi, anche i fanti intorno al carro comunale passarono alla controffensiva.



L'ULTIMA MISCHIA E IL DISASTRO Il cuore della battaglia era ormai intorno al Carroccio e il Barbarossa, con il suo consueto coraggio, si gettò nella mischia per incoraggiare i suoi; nel fervore della battaglia, tuttavia, venne disarcionato dal suo cavallo ferito e sparì alla vista dei combattenti. I cavalieri tedeschi, circondati, si persero d'animo e cercarono di resistere fino a sera per poi, al termine dello scontro, ripiegare per rifiatare e riorganizzarsi, ma il loro tentativo di raggiungere il Ticino passando da Dairago e Turbigo non ebbe fortuna: furono inseguiti dalle truppe della Lega per otto miglia e le acque del fiume furono il teatro delle ultime fasi della battaglia, che si concluse con la cattura e l'uccisione di gran parte dell'esercito imperiale e con il saccheggio del campo militare del Barbarossa a Legnano.


IL DESTINO DEL BARBAROSSA L'imperatore in un primo tempo fu creduto morto, ma nessuno trovò il corpo. Aveva trovato in realtà scampo nelle acque del Ticino, da cui — abile nuotatore — sarebbe riapparso alcuni giorni più tardi, presso la fedele Pavia.


ULTERIORI SVILUPPI Pur avendo subito il disastro tattico e un grave scacco strategico, il Barbarossa sarebbe riuscito a recuperare sulla Lega Lombarda grazie alla diplomazia, concludendo già nello stesso 1176 una pace separata col Papa, bisognoso del riconoscimento imperiale, e in seguito con alcune città della Lega: nel 1177 Cremona e Tortona. Nel 1180 avrebbe deposto il cugino Enrico il Leone, privandolo dei suoi ducati, mentre nel 1183 la Pace di Costanza gli avrebbe consentito di imporre ai comuni lombardi il riconoscimento imperiale. Il progetto assolutistico imbastito al tempo della Dieta di Roncaglia, con cui si era proclamato "legibus solutus", superiore alla legge, ne sarebbe risultato irrimediabilmente compromesso, ma egli avrebbe comunque recuperato il controllo sulla Pianura Padano-Veneta, ponendo fine all'anarchia che, prima del suo intervento, aveva consentito ad alcuni comuni di spadroneggiare su altri.

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