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12 dicembre 1969: 53 anni da Piazza Fontana

Come quell'esplosione cambiò l'Italia e diede avvio agli anni di piombo

 

Faceva freddo e c'era una nebbia fitta a Milano alle 16:37 del 12 dicembre del 1969. L’esplosione di una bomba provocò la morte di 17 persone e oltre 80 rimasero ferite nella Banca nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana a Milano, dove erano in corso le contrattazioni del mercato agricolo e del bestiame.

“Sono trascorsi 53 anni dal feroce attentato che provocò nel cuore di Milano morti e sofferenze, sconvolgendo la coscienza del popolo italiano, con l'intento di minacciare le istituzioni della Repubblica. Avvertiamo il dovere di ricordare, con la stessa intensità di sempre, l'impegno di cui Milano per prima fu interprete e che consentì al Paese intero di sconfiggere le strategie eversive neofasciste e le bande terroristiche di ogni segno che insanguinarono la non breve stagione che seguì alla strage. Fu una delle terribili prove da cui la Repubblica seppe uscire rafforzata nei suoi valori costituzionali e nell'unità del suo popolo” scrive il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizionale messaggio in occasione dell’anniversario della strage.



Perché a Milano quel giorno, la Strage di Piazza Fontana, che è considerata “la madre di tutte le stragi” e il “primo e più dirompente atto terroristico dal dopoguerra”, utilizzando le parole di Indro Montanelli, non si scrisse solo una delle più drammatiche pagine della nostra storia contemporanea ma, da quel momento, prese avvio quel periodo storico noto come "anni di piombo", che caratterizzarono l'Italia fino agli anni '80.


La strage della Banca dell'Agricoltura non fu la più atroce tra quelle che hanno insanguinato l'Italia in quegli anni ma diede avvio al periodo stragista, alla "strategia della tensione" che vide susseguirsi numerosi attentati, tra i quali si ricordano la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, la strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 e la strage di Bologna del 2 agosto 1980.


Milano, come da tradizione, oggi ricorderà quel luttuoso e drammatico evento con un corteo che partirà da piazza della Scala per concludersi in Piazza Fontana dove, alle 16:37, orario dell'esplosione, saranno deposte le corone di fiori commemorative delle 17 vittime: Giovanni Arnoldi; Giulio China; Eugenio Corsini; Pietro Dendena; Carlo Gaiani; Calogero Galatioto; Carlo Garavaglia; Paolo Gerli; Luigi Meloni; Vittorio Mocchi; Gerolamo Papetti; Mario Pasi; Carlo Perego; Oreste Sangalli; Angelo Scaglia; Carlo Silva; Attilio Valè.


I funerali delle vittime cadute nel vile attentato si svolsero presso il Duomo di Milano tre giorni dopo l'esplosione. Era il 15 dicembre e oltre 300mila milanesi e non solo si assieparono in Piazza per rendere l'ultimo saluto ai loro concittadini. Quella presenza massiccia e silenziosa, senza bandiere, senza connotazioni politiche di sorta, quel composto saluto milanese a milanesi, ha forse cambiato il corso della storia, ha fatto da argine alla possibilità di instaurazione di un Governo autoritario. Niente disordini, niente tensioni o incidenti. Di quel giorno si ricorda l’assenza del presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Oggi c’è una liturgia, dopo ogni bomba, ogni attentato: prevede fiaccolate e presenza, ed è impensabile che non ci sia la più alta carica dello Stato.


Questo non avvenne.

Il Presidente del Consiglio Mariano Rumor, quella sera, ebbe un incontro in casa sua a Milano con i segretari della coalizione di Governo che si era frantumata qualche mese prima; successivamente, ebbe luogo la riunione della Direzione del partito di maggioranza relativa del 19 dicembre. In una nota preparatoria redatta in funzione di questo incontro, il Presidente del consiglio formulò la seguente presa di posizione: "Il problema, dunque, non è quello di formare un Governo quasi di salute pubblica. Personalmente dico ‘no’ ad un Governo sulle bombe".

 



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